sabato 11 ottobre 2008

Inquinamento Luminoso


La buona politica, o la buona amministrazione, passa anche dalla attenzione riposta nella cura dei piccoli aspetti della città, cura del dettaglio che, a meno di un politico particolarmente illuminato e sensibile, dovrebbe arrivare direttamente dai tecnici comunali, preparati e aggiornati.

L’esempio di come questo avvenga molto di rado nella nostra città deriva da una recente notizia, passata in sordina sul sito del Comune, dello stanziamento di 250.000 € per l’illuminazione pubblica nella zona di Venezia e dintorni.

Per quanto l’iniziativa sia pregevole dal punto della riqualificazione urbana, sarebbe più opportuno abbandonare il lampione “modello Livorno” che viene utilizzato comunemente in tutta la città, lungo i Fossi e su tutto il Lungomare. Il problema si pone in due punti: gli impianti di illuminazione a bulbo, non schermati verso l’alto hanno una efficienza luminosa molto bassa e provocano un esteso inquinamento luminoso in tutta la città, in quanto più del 50% della superficie della sfera di vetro punta direttamente al cielo senza illuminare la strada.

L’abbandono del lampione “modello Livorno” non significa cambiare tutti i punti luce che ci sono attualmente in città ma semplicemente fornirli di una diversa sfera sommitale. Come? Molto semplice, si può chiedere alla dittà che ci fornisce quel modello di studiare un “cappello” schermato da porre al posto dell’attuale sfera, oppure bandire un concorso cittadino per disegnare un “cappello” ai nostri lampioni, dello stesso stile e che permetta di non disperdere luce nel cielo e di rifletterla a terra dove realmente serve. Otterremmo a parità di potenza installata una migliore resa luminosa.

Visto che il mio invito è rivolto al partito che governo questa città, io dico che cambiare si può. Si può fare. Fatelo.

- Edoardo Marchetti

(by my stification)

P.S. Il sito Cielobuio.org pubblica online numerosi piani di spesa per la riduzione dell'inquinamento luminoso e il contestuale aumento di efficienza dei lampioni. Un buon sito da cui imparare molto.

sabato 4 ottobre 2008

Il pudore

Dopo aver letto un articolo sul Corrirere della Sera della bocciatura (la seconda) di Renzo Bossi mi chiedo come sia possibile, in tempi di 7 in condotta ed esami di riparazione a Settembre, lamentarsi e addirittura quasi ottenere la ripetizione di un esame per il fatto di essere bocciati la seconda volta. Il sospetto che se tale questione fosse capitata al ragazzo Renzo Rossi non ci sarebbero stati né appelli né rifacimenti, è forte. Ma il cognome è Bossi e non Rossi e quella andata in scena è una delle più classiche forme italiche di favoreggiamenti a chi ruota intorno ai potenti di turno. Certo è che la tanto vituperata Democrazia Cristiana, nemico giurato della Lega, queste cose le faceva.... ma con più gusto ed evitando clamori che l'avrebbero sottoposta ad un ovvia gogna mediatica. Questo vantarsi delle proprie deficienze (tecnicamente inteso) è più proprio di un ambito culturale che risale ad un cosidetto Ventennio in cui governava un cosidetto Fascismo dove la forza la pratica e il celodurismo d'annata prevalevano sulla ragione e sulla cultura, nemica giurata di ogni regime.
Ma a parte questo, analizziamo come sia estremamente difficile fallire un Esame di Maturità.
Io, nonostante il pochissimo studio e i compiti copiati in classe la mattina prima delle lezioni, sono sempre stato uno studente che se la cavava con un 7.5 circa, senza 6 rossi, e senza particolare impegno se non quello di seguire le lezioni in classe. Questo mi ha portato ad un credito formativo di 17/20. Uno studente un po' meno bravo con una media del 6-7 e almeno un 6 rosso in un anno del triennio avrebbe potuto comunque portare a casa un buon 12/20.
Il mio più grande scoglio è sempre stato il tema d'Italiano ma all'esame sono riuscito a fare un tema buono sul processo di unificazione Europea visto nell'ottica marxista, un azzardo per la maturità, ma che, nonostante la presenza in commissione di una insegnante e del Presidente marcatamente di destra, mi ha portato ad un inaspettato 15/15 che in totale ha fatto diventare il punteggio degli scritti di 44/45. Ho poi fatto un orale buono, non particolarmente brillante ma son comunque poi passato con 100/100.
Supponiamo invece che il signor Bossi, non abbia avuto le mie fortune e che alla maturità si sia comportato mediamente partendo da un credito di 12, prendendo 10/15 in ogni prova e, penalizzato dalla commissione per la sua Tesina su Carlo Cattaneo, abbia preso il minimo: 18/35.
Totale: 12+30+18 = 60. Promosso. No.... qualcosa non va.... Riproviamo.
La seconda ipotesi prevede un andamento scolastico scarsissimo: 7/20 di credito formativo corrispondenti ad essere passati tutti gli anni per il rotto della cuffia e sempre con 6 rossi in pagella. Degli scritti non particolarmente brillanti 10+8+10 che corrispondono ad un tema di italiano medio ma decoroso, un compito di matematica fatto per metà e solo nella parte delle domandine (lo studio di funzione allo Scientifico valeva 10), e una terza prova sufficiente. Il parziale da 7+28 = 35. Con un orale sufficientemente medio da 25/35 si ottiene comunque il 60. Promosso.
Terzo tentativo. 7/20 di credito formativo. Scritti di 8+8+8 con un tema d'Italiano o fuoritema o scritto in celtico, e una terza prova con gravi lacune. Parziale 7+24 = 31. Di fronte a questo si instaurano due meccanismi psicologici: lo studente dice "Cazzo devo fare un superorale" e si mette a studiare tantissimo e i professori dicono "Guardiamo come va e nel caso regaliamogli 4-5 punti per levarcelo dalle balle". Orale medio nonostante gli sforzi: 25/35 + 4 punti in regalo = 60. Promosso.
A questo punto mi viene da dubitare proprio delle capacità del maturando: è al secondo tentativo di maturità e in un Istituto, a quanto ne so, PRIVATO (si avete letto bene: PRIVATO!).
Invece di riformare la scuola, attaccare gli insegnanti terroni e chiamare in causa Carlo Cattaneo... non sarebbe più semplice... Studiare?

- Edoardo Marchetti.

P.S. Pubblico una esilarante petizione associata all'argomento:

A: http://www.collegiobentivoglio.it/

Data la recente proposta di Umberto Bossi di riformare la Pubblica Istruzione a seguito della seconda bocciatura consecutiva del figlio Renzo all'esame di maturità, Noi, firmatari del presente statuto, supplichiamo il Preside del Liceo "Bentivoglio" di Tradate di promuovere Renzo Bossi e di scongiurare il declino culturale delle future generazioni annunciato nelle parole del Ministro Delle Riforme e che riportiamo qui sotto:

Da Corriere.it:

«Dopo il federalismo bisogna passare anche alla riforma della scuola. Non possiamo più lasciare martoriare i nostri figli da gente che non viene dal Nord. Il problema della scuola è molto sentito perchè tocca tutte le famiglie» ha aggiunto Bossi . «La Padania ormai è nel cuore di tutti. Noi ai bambini la insegnamo fin da quando nascono, insegnamo loro che non siamo schiavi e non lo siamo mai stati», sottolinea il Senatur spiegando che sul fronte della scuola «tutto quello che dico è la verità. Un nostro ragazzo (suo figlio Renzo ndr) è stato "bastonato" agli esami perchè aveva portato una tesina su Carlo Cattaneo».

Il leader della Lega Nord Umberto Bossi ha chiamato sul palco la parlamentare leghista Paola Goisis, della commissione Cultura della Camera, che sul fronte della scuola ha rilanciato: «Gli studenti italiani sanno tutti i sette re di Roma ma non sanno neppure un nome di un doge della Repubblica Serenissima». «Dopo trent'anni di scuola di sinistra, di esami di sinistra, di professori di sinistra, di presidi di sinistra -ha stigmatizzato la parlamentare del Carroccio- i nostri ragazzi sono disorientati. I nostri studenti hanno bisogno di essere guidati da uno come Umberto Bossi. E non è possibile che vengano professori da ogni parte a togliere il lavoro agli insegnanti del Nord. Loro vogliono sentir parlare solo di Pirandello e Sciascia e non di un federalista come Carlo Cattaneo».


http://www.corriere.it/politica/08_luglio_20/bossi_lega_dialogo_a29d8d36-5644-11dd-a206-00144f02aabc.shtml

mercoledì 24 settembre 2008

Proposta di Parcheggio Via Anna Frank

Pubblico un progetto di qualche tempo fa per la realizzazione di un parcheggio in Via Anna Frank: così chi lo vuole vedere a colori lo ha direttamente qua.

Vista la carenza di parcheggi nella zona circostante Via di Salviano un idea sarebbe quella di utilizzare a questo scopo un piccolo angolo del Parco di Via Lorenzini, precisamente quello che si affaccia su Via Anna Frank davanti alla Coop, attualmente poco utilizzato e in degrado. L’area individuata è strategicamente interessante per le soste in quanto molto vicina al centro commerciale di Via di Salviano e antistante il supermercato Coop.

Al posto dell’inutile, anzi, dannoso angolo di Pineta (attualmente pieno di cani e accessori e soprattutto privo d’erba a causa dell’acidità degli aghi secchi di pino), si potrebbe far spazio ad un parcheggio di tipo “verde”, con ABBONDANTE e VARIEGATA alberatura CADUCIFOGLIE ed una elevata permeabilità della pavimentazione del parcheggio che, fatta salva la corsia di manovra, potrebbe essere realizzata con blocchetti aperti di calcestruzzo del tipo riportato in seguito(la permeabilità è importante al fine di garantire il livello di falda sotto il suolo cittadino e al fine di contrastare le infiltrazioni di acqua salmastra, risulta inoltre utile poiché contribuisce a smaltire in maniera naturale l’acqua piovana con un minor impiego delle consuete fognture). Quando parlo di alberi caducifoglie intendo alberi ad alto fusto capaci di garantire l’ombra l’estate e il sole l’inverno, alberi quali Aceri, Querce, Platani, Olmi, Faggi, Pioppi, Betulle, Salici, Tigli, etc etc... Sarebbe opportuno anche adottare una Variegata scelta... Cioè... Non piantare tutti alberi della solita specie, ma variarli in modo da ottenere diverse colorazioni in ogni stagione delle foglie e dei tronchi così da dare un aspetto più naturale alla piantumazione artificiale.

Nell’allegato si vede come i 35 posti auto siano del tipo “a pettine” di dimensioni 5 x 2,2 metri con corsia di manovra di 6 metri come prevede la normativa. I posti sono intervallati più o meno regolarmente da un posto auto destinato ad aiuola al fine di ospitare un albero ad alto fusto che possa ombreggiare l’estate i posti di sosta circostanti. Nella progettazione è inoltre bene ricordarsi che lungo la Via Bonaventura transita una pista ciclabile che arriva appunto finoal passaggio pedonale di Via Anna Frank.


- Edoardo Marchetti

mercoledì 17 settembre 2008

Un articolo per continuare a lavorare con intelligenza e buonsenso

L'11 Gennaio di questo anno ho pubblicato sul blog un mio vecchio documento (scritto il 25 Febbraio 2006) su risparmio energetico ed estetica dell'ambiente urbano.
Oggi, un articolo de "La Repubblica", evidenzia come scienziati e ingegneri californiani abbiano proposto di tingere di bianco i tetti degli edifici e di sostituire l'asfalto con il cemento nelle nostre strade. L'aumento di riflettività (albedo) delle nostre città addirittura compenserebbe ogni anno l'immissione di gas serra nell'atmosfera.
In quel post sostenevo che le nostre strade cittadine andrebbero alberate, oltre che per estetica, per sostituire il nero dell'asfalto con il verde delle chiome che coprono la strada (dunque un aumento della riflettività).... Nota è la mia battaglia per sostituire l'asfalto con betonelle autobloccanti in calcestruzzo... ovvero cemento (vedi post su Piazza Damiano Chiesa per fare un esempio).
Spero che adesso, con una legittimazione internazionale di questa idea frutto del semplice buonsenso, si possa avere un approccio al problema un po' più moderno.

- Edoardo Marchetti

Sotto l'articolo de "La Repubblica":

Pitturare le città di bianco per raffreddare il mondo

ROMA - Nel 1939 un imbianchino megalomane di nome Adolf Hitler scatenò il suo esercito facendo precipitare il mondo verso la catastrofe. Quasi 70 anni dopo un esercito di imbianchini potrebbe salvare il mondo dai disastri del cambiamento climatico. Di questo almeno sono convinti diversi fisici e ingegneri di varie istituzioni scientifiche internazionali che da tempo per combattere il crescente effetto serra vanno sostenendo le potenzialità di un banale rimedio: verniciare di bianco tutto il verniciabile.

"Se cento delle maggiori città del Pianeta dipingessero i loro tetti di bianco e scegliessero per la pavimentazione materiali più riflettenti, sostituendo ad esempio l'asfalto con il cemento, l'effetto di raffreddamento sarebbe massiccio", hanno spiegato i curatori di una ricerca presentata la scorsa settimana a Sacramento in occasione dell'annuale conferenza californiana sui cambiamenti climatici.

"Un tetto di mille piedi quadrati, la dimensione di una casa americana media, se di colore bianco anziché scuro è in grado di annullare l'effetto serra di 10 tonnellate di anidride carbonica immesse nell'atmosfera", ha spiegato uno dei curatori dello studio, il fisico Hashem Akbari del prestigioso Lawrence Berkeley National Laboratory. "Complessivamente - ha ricordato - nella maggior parte delle città i tetti rappresentano il 25% della superficie, mentre la pavimentazione rappresenta il 35%. Passare all'uso di materiali riflettenti nelle cento maggiori aree urbane significherebbe annullare l'effetto di 44 miliardi di tonnellate di gas serra, ovvero più di quanto immettono ogni anno nell'atmosfera tutte le nazioni del mondo".

Il principio di fondo di questa possibile misura per combattere il cambiamento climatico è tanto semplice (da secoli le case dei paesi caldi sono tinteggiate di bianco) quanto scientifico. Le superfici chiare hanno infatti il potere di esaltare l'albedo terrestre, ovvero la quantità di radiazioni solari che vengono riflesse indietro. Lo stesso Ipcc, l'organismo scientifico istituito dall'Onu per monitorare e contrastare il riscaldamento globale, ha più volte denunciato come lo scioglimento dei ghiacci ai poli rischia di far accelerare la crescita delle temperature proprio per il venir meno della loro fondamentale capacità riflettente.

Del problema si sta occupando da anni anche un gruppo di studiosi italiani dell'Università di Perugia che per dare forza alle loro conclusioni hanno realizzato anche un prototipo da laboratorio che riproducendo gli scambi di calore per irraggiamento tra Sole, Universo e Terra permette di valutare la dipendenza della temperatura della superficie terrestre al variare dalla sua albedo.

Ma non tutti sono convinti che per intervenire contro il riscaldamento globale siano sufficienti pennello e vernice. Vincenzo Artale, oceanografo dell'Enea e membro italiano dell'Ipcc, chiarisce di non aver letto i dettagli dello studio, ma esprime qualche dubbio di carattere generale. "In principio è tutto giusto - spiega - è come simulare delle superfici ghiacciate, nel tentativo di sostituire quelle che si stanno sciogliendo. Ma subito mi viene in mente un problema: queste superficie potrebbero essere costruite in città, alla medie latitudini, al livello del mare. E tutto questo ne attenuerebbe molto l'effetto globale, ossia molta dell'energia che mandi su ti torna indietro per via dell'atmosfera più spessa, della maggiore presenza di nuvole e inquinamento e altri motivi ancora".

Se su scala globale la validità del sistema pare ancora da valutare con attenzione, più facile immaginare un'efficacia del provvedimento su scala locale, per tagliare i costi energetici legati al condizionamento delle abitazioni e ridurre il cosiddetto effetto "isola di calore", ovvero il fenomeno che porta le temperature dei centri abitati a essere stabilmente superiori di qualche grado a quelle registrate fuori dai centri abitati.

E' per questo che lo Stato della California, nell'ambito del suo pacchetto di norme per l'efficienza energetica in edilizia, con un provvedimento del 2005 ha stabilito che tutti le coperture piatte delle strutture commerciali debbano essere di colore bianco e che a partire dal prossimo anno i tetti di tutti gli edifici, sia residenziali che commerciali, sia piatti che spioventi, debbano essere realizzati con materiali riflettenti.
(17 settembre 2008)